Cos’è il Reverse Domain Name Hijacking?

Avrai già avuto esperienze di quanto sia difficile oggi trovare il dominio adatto, soprattutto con i principali TLD. Alcune aziende ricorrono al cosiddetto Reverse Domain Name Hijacking (RDNH), il dirottamento inverso del nome di dominio utilizzando la disputa sul nome di dominio in cattiva fede. Questo metodo non del tutto lecito negli ultimi anni è stato regolato dall’ICANN.

Cos’è il Reverse Domain Name Hijacking?

Con Reverse Domain Name Hijacking, abbreviato nella sigla RDNH, l’industria dei domini si riferisce a un tentativo di ottenere il diritto su un dominio già registrato da terzi, inviando in mala fede un reclamo UDRP. UDRP sta per Uniform Domain Name Dispute Resolution Policy (UDRP) ed è la procedura arbitrale ufficiale dell’ICANN, applicabile a tutti i gTLD e ad alcuni ccTLD. Chiunque pensi che il Reverse Domain Name Hijacking sia un fenomeno marginale sbaglia: solo lo scorso anno, un totale di 45 reclami UDRP è stato identificato come RDNH.

Reverse Domain Name Hijacking sempre più difficile

ICANN è ovviamente consapevole della crescente minaccia del Reverse Domain Name Hijacking. Non solo fa riferimento al UDRP nella sezione 15(e) nelle linee guida, ma ha inoltre compilato un elenco con vari fattori per aiutare a determinare rapidamente e facilmente se una controversia UDRP è veramente un caso di Reverse Domain Name Hijacking:

  • La registrazione del dominio contestato ha avuto luogo prima che il denunciante abbia registrato il marchio commerciale corrispondente.
  • La denuncia non fornisce alcuna prova del fatto che il convenuto intendesse specificamente intaccare il reclamante registrando e utilizzando il dominio in questione.
  • Il denunciante avrebbe dovuto essere a conoscenza prima di presentare ricorso che il convenuto ha un diritto legittimo al dominio.
  • Il reclamo viene utilizzato come un ulteriore tentativo per ottenere un dominio dopo negoziati fallimentari.
  • Il denunciante aveva già tentato di ingannare il convenuto nelle discussioni precedenti il deposito della denuncia.
  • Il denunciante non riesce spiegare fatti importanti e spiegare i perché della scelta.

(e) Panel decisions and dissenting opinions shall normally comply with the guidelines as to length set forth in the Provider’s Supplemental Rules. Any dissenting opinion shall accompany the majority decision. If the Panel concludes that the dispute is not within the scope of Paragraph 4(a) of the Policy, it shall so state. If after considering the submissions the Panel finds that the complaint was brought in bad faith, for example in an attempt at Reverse Domain Name Hijacking or was brought primarily to harass the domain-name holder, the Panel shall declare in its decision that the complaint was brought in bad faith and constitutes an abuse of the administrative proceeding.

Fonte: ICANN

Due casi noti di Reverse Domain Name Hijacking

Dal 2000 sono stati segnalati un totale di 363 casi di Reverse Domain Name Hijacking. Alcune controversie coinvolgono anche società piuttosto note.

Il caso Armani

L’anno 2000 è stato segnato dalla disputa sul dominio armani.COM. La famosa azienda di moda italiana Armani ha depositato il 20 luglio 2001 una denuncia UDRP contro Anand Ramnath Mani, ex proprietario di armani.COM. L’aziena Armani è stata accusata di Reverse Domain Name Hijacking. Il signor Mani si è difeso dichiarando che il dominio in realtà è una combinazione delle prime iniziali dei suoi due nomi seguite dal cognome e di aver registrato il dominio nel 1995 utilizzato attivamente per la posta elettronica. Ciò che ha peggiorato le cose: già prima di presentare la denuncia, il gruppo di moda aveva offerto al signor Mani una somma a quattro cifre, da lui ritenuta troppo bassa. L’episodio non è stato accennato in occasione del consiglio. Il dominio passa comunque nelle mani di Armani nel 2004, molto probabilmente dopo pagamento.

Il caso Bosch

La Robert Bosch GmbH ha lanciato di recente un reclamo UDRP contro il proprietario di bosch.NET. Per l’azienda tedesca il dominio è stato per molto tempo una spina nel fianco. Il dominio è di proprietà di RealNames, servizio di posta elettronica fornito da Registrar Tucows, il quale consente di registrare indirizzi e-mail basati sul proprio nome. Anni fa, tramite l’acquisto di Mailbank.com Inc., Tucows aveva ottenuto accesso a oltre 17.000 domini collegati ai cognomi più comuni come brown.ORG o smith.NET. Senza un motivo ben preciso, il registrar aveva scelto il dominio bosch.NET come indirizzo ufficiale per il suo servizio e-mail. Anche questa controversia venne segnata come Reverse Domain Name Hijacking da parte della Bosch, in particolar modo perché l’azienda tedesca accusò infondatamente Tucows, di utilizzare bosch.NET come pagina web pay-per-click con link spam. La Bosch perse la causa e ancora oggi il servizio di posta elettronica RealNames si trova nel web come bosch.NET

Questi e altri 359 casi chiariscono il perché il Reverse Domain Name Hijacking è un fenomeno attuale che poteggere i domini delle aziende. Naturalmente la scarsa disponibilità di nomi attraenti sotto estensioni di dominio popolari come .COM è sempre più ridotta. Oggi esistono per le aziende valide alternative decisamente migliori rispetto al Reverse Domain Name Hijacking, come i nuovi gTLD e il dominio .SRL per le aziende italiane. Registrare un nome di dominio sotto questo dominio sarà più semplice rispetto ai ccTLD o ai TLD tradizionali.

 

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Etienne Roser

Redattore online appassionato del mondo digitale. Voglio informare i lettori sui vari temi legati al WWW.

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