GlassUp: realtà aumentata in smartglass 4.0

Realtà aumentata e industria 4.0 s’incontrano in un prodotto innovativo made in Italy. GlassUp, startup modenese, ha realizzato degli smartglass che uniscono le potenzialità della realtà aumentata ai dispositivi dell’IIoT. Nel 2017 ha vinto una battaglia per la registrazione del proprio marchio contro un colosso come Google. Con Francesco Giartosio, CEO dell’azienda, parliamo di realtà aumentata e naturalmente di GlassUp.

Com’è nata la vostra startup e come vi siete mossi per finanziare GlassUp?

È nata sulla mia brandina a Riccione nel 2011. Volevo degli occhiali che mi mostrassero i messaggi SMS, mail, Facebook, Whatsapp, ecc. in arrivo. Poi c’è stato un anno di studio di fattibilità prima di costituire la società, tre anni di ricerca e sviluppo, un anno di prototipazione e un anno di industrializzazione. In pratica, la startup esiste in virtù del fatto che non mi rendessi minimamente conto di quanto sarebbe stato lungo e costoso arrivare fin qui (e il mio socio esperto di produzione mi aveva dato stime totalmente errate). Per finanziare il progetto sono serviti molti più soldi del previsto, e poi ogni volta ancora di più. Una sorta di ludodipendenza. Ho cercato i soldi in ogni modo possibile. Per fortuna ogni volta all’ultimo momento li ho trovati. Aggiungerei che è un bene che li abbia trovati poco alla volta, altrimenti li avrei spesi in fretta e male e non sarei arrivato in fondo. In sintesi, abbiamo usato: friends & family, angel, fondi europei, nazionali e regionali (alcuni a fondo perduto, altri in prestito), prestiti bancari, reward crowdfunding, equity crowdfunding ed altro ancora.

Quali sono i prodotti che avete sviluppato?

Abbiamo lavorato per anni a degli occhiali carini per la gente comune, per ricevere notifiche durante le attività sportive o cose del genere: prestazioni, indicazioni stradali, traduzioni, spartiti, ecc. Nel frattempo abbiamo iniziato a lavorare a un prodotto meno aggraziato ma più potente per le fabbriche.

glassup f4
I visori a realtà aumentata GlassUp F4 sono progettati per rivoluzionare il lavoro in ambito industriale, medico e logistico.

Alla fine ci siamo concentrati sul secondo, perché c’era una forte domanda di mercato. Non potevamo lavorare su entrambi e la società a cui ci eravamo affidati per sviluppare l’elettronica del primo prodotto aveva fatto un disastro. Ora abbiamo vinto un bando europeo per fare un elmetto per ciclisti, quindi realizzeremo anche quello.

Quali sono gli studi dietro la realizzazione di uno smartglass come GlassUp?

Gli occhiali comportano elettronica, software, montatura e sistema ottico. Tutte queste cose sono difficili e richiedono molto lavoro. Il sistema ottico è la parte più difficile: è completamente da inventare e non ci sono riferimenti. Per dire, abbiamo dovuto costruire un laboratorio laser per la scrittura degli ologrammi, cercando a tal fine un edificio con le giuste caratteristiche di isolamento termico, dalle vibrazioni ed altre particolarità tecniche.

Quali sono i vantaggi dell’uso della realtà aumentata in ambito industriale?

Il vantaggio è che l’operatore vede delle informazioni che gli servono mentre fa il suo lavoro: istruzioni di montaggio, componenti surriscaldati, cosa deve prendere e da dove. I casi d’uso sono tanti, dalla produzione al training, dal magazzinaggio alla manutenzione. Quello che ci viene più richiesto attualmente è l’assistenza in remoto. Un utente in un paese lontano indossa gli occhiali di GlassUp e un esperto dalla casa madre è in grado di vedere il guasto, parlare con l’utente, mandargli istruzioni o magari fare una foto del guasto e rimandargliela con indicazioni sulle modifiche da fare. Anche in campo medico ce li stanno chiedendo per utilizzarli in ambito chirurgico.

Come rispondono le aziende italiane ai prodotti wearable industriali?

C’è un interesse incredibile. Anche senza spendere quasi nulla di pubblicità siamo subissati di richieste. La maggior parte arrivano dalle grandi aziende italiane ci hanno contattato, oltre a molte importanti aziende straniere. Il nostro prodotto permette di ridurre fortemente i costi, oltre ad avere maggior sicurezza, controllo e qualità. Il problema è che non basta fornire gli occhiali, bisogna aiutare i clienti a realizzare la specifica soluzione di cui hanno bisogno ed è un sacco di lavoro. Inoltre, i tempi decisionali di queste grandi aziende sono lunghi, spesso loro stesse devono aiutarci con la loro burocrazia interna.

Nel 2017 avete vinto una causa contro Google. Di cosa si trattava?

In realtà era un procedimento amministrativo all’ufficio marchi e brevetti. L’ufficio legale di Google ci aveva telefonato e mandato una mail chiedendoci di cambiare nome e chiudere il sito. Ricevere una telefonata da Google aveva fatto molta impressione ai miei ragazzi. Google sosteneva che il nome GlassUp era troppo simile al nome Google Glass, che loro avevano registrato come marchio. Hanno avuto addirittura il coraggio di sostenere che la parola Glass si riferiva a componenti in vetro, peraltro inesistenti, del loro occhiale. Noi invece abbiamo osservato che la parola glass significa occhiale e quindi quella parola non poteva essere proprietà di nessuno. Se non chiamiamo occhiali degli occhiali, come li dobbiamo chiamare? Tutti ci hanno detto che non avevamo chance di spuntarla contro gli avvocati milionari di Google, invece alla fine l’ufficio marchi e brevetti ha dato ragione a noi!

Quali sono i progetti futuri di GlassUp?

Siamo nel momento magico in cui iniziamo a vendere i nostri prodotti. Ora dobbiamo raffinare la produzione, allestire la produzione, gli acquisti, la qualità, il postvendita ed espanderci all’estero. Nel frattempo continueremo a migliorare la nostra tecnologia e grazie al know-how accumulato saremo in grado di lanciare l’anno prossimo una linea di elmetti per ciclista molto promettente. Dovremo assumere un nuovo dipendente al mese.

 

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Simone Catania

Classe 88, nato e cresciuto ai piedi dell’Etna, il cognome non mente. Non scrivo l’apostrofo invece dell’accento. Addomestico la punteggiatura per professione.

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