L’utilizzo della realtà virtuale alle applicazioni medicali apre nuovi possibili scenari per la cura dei pazienti. Il progetto italiano TOMMI Game unisce questi due campi per aiutare in modo diverso i 300.000 bambini oncologici che ogni anno questo difficile percorso. TOMMI Game sfrutta la realtà immersiva per ridurre stress ed emozioni negative nei bambini regalando loro un sorriso e una finestra fuori dal contesto ospedaliero. Abbiamo fatto qualche domanda a Valentino Megale, CEO della startup Softcare Studios dietro la realizzazione del progetto.

Com’è nato la vostra startup e come vi siete mossi per finanziare il vostro progetto?

TOMMI Game nasce a fine 2016, durante la lunga notte del primo hackathon italiano organizzato dall’azienda farmaceutica Merck in collaborazione con H-Farm. Con decine di altri partecipanti, ci è stata presentata la possibilità di proporre soluzioni innovative e digitali alle sfide dell’healthcare. In 24 ore abbiamo sviluppato l’idea di TOMMI e siamo stati premiati con la partecipazione al programma di Accelerazione di Merck in Germania da marzo a maggio 2017. Cresciuti in esperienza e contatti, abbiamo deciso che più che mai questa è la strada che vogliamo perseguire per dare il nostro contributo e innovare la società, in questo caso l’approccio alla terapia e ai pazienti. A giugno abbiamo così fatto il grande passo e fondato la nostra startup, Softcare Studios, impegnata a usare le tecnologie immersive per il benessere dei pazienti. Dopo aver ricevuto un primo aiuto economico da Merck contestualmente al programma di accelerazione, adesso il nostro obiettivo è stringere il nostro primo accordo commerciale per supportare lo sviluppo del progetto in ospedale e la sua validazione scientifica. Per farlo puntiamo sia a investitori legati all’impact e social investment sia a quelli che rappresentano i nostri customer, ossia aziende farmaceutiche e assicurazioni sanitarie.

Quali tecnologie utilizzate?

Il gioco è basato sulla realtà virtuale e fruito attraverso la piattaforma hardware di Google, il Daydream, che rappresenta per noi il miglior compromesso tra accessibilità economica e qualità dell’esperienza grafica offerta ai pazienti.

In cosa consiste TOMMI Game?

TOMMI è un gioco di avventura, di ambientazione fantasy, in cui il bambino si ritrova a superare sfide ed esplorarne il mondo, circondato da stimoli, musiche e storie che stiamo sviluppando in collaborazione con medici e psicologi in modo da avere un effetto quanto più positivo sullo stato psicoemotivo sconvolto dalla terapia e dalla malattia. Inoltre, il gioco è basato su un gameplay collaborativo, permettendo ai bambini di giocare anche con i genitori e a distanza. Questo perché riteniamo che anche i genitori siano parte integrante del percorso terapeutico e vogliamo offrir loro uno strumento per contribuire direttamente al benessere e alla serenità dei loro figli durante l’ospedalizzazione. Allo stesso tempo, il gioco permette di raccogliere dati e monitorare il paziente, senza che lui se ne renda conto, offrendo una panoramica del suo stato di benessere per supportare le decisioni dei medici durante la terapia.

Quali sono i benefici di TOMMI Game nella cura dei bambini oncologici?

Il primo beneficio a cui puntiamo è migliorare la qualità della vita dei bambini e dei loro parenti durante l’ospedalizzazione e in generale durante la terapia. Riduzione dello stress, della percezione del dolore, delle paure come anche del senso di solitudine: sono questi gli obiettivi principali del supporto al paziente che stiamo sviluppando. A seguire, ne deriva anche un aumento dell’aderenza alla terapia da parte dei bambini, che quindi si presentano più collaborativi e meno diffidenti verso i trattamenti e test medici, un aspetto che spesso può intralciare un efficace svolgimento della terapia stessa.

La realizzazione di un videogame di VR per bambini oncologici necessità ampie conoscenze trasversali. Come vi siete mossi per colmare possibili lacune all’interno del team?

Per sviluppare TOMMI Game stiamo costruendo e ampliando la nostra rete di ospedali e specialisti legati alla pediatria oncologica, raccogliendo continuamente approfondite informazioni da medici, psicologi, fisioterapisti, pazienti e caregivers. Parliamo di un campo delicato dove la tecnologia va adattata costantemente alle reali necessità dei bambini e del contesto in cui vivono. Allo stesso tempo, TOMMI rappresenta non solo un’innovazione nel campo del supporto ai pazienti, ma anche in termini di business model. Per questo siamo in contatto con esperti di farmacoeconomia e investitori che possono supportarci nello sviluppo della strategia più efficace.

Quali aspetti sono stati tenuti in considerazione nello sviluppo di TOMMI?

Prima di tutto, le necessità emotive dei bambini così come dei loro caregiver. Vogliamo aiutare i pazienti a vivere un’esperienza meno traumatica durante la terapia iniziando dalla loro mente, dalle loro emozioni, che vanno oltre i soli risultati delle analisi cliniche. Allo stesso tempo ci rendiamo conto che spesso per i medici è difficile monitorare con efficacia il benessere globale di tutti i pazienti, soprattutto fuori dall’ospedale. Con TOMMI Game vogliamo offrire uno strumento anche per i medici in modo da facilitare il loro lavoro e le decisioni prese in condizioni così difficili e impegnative.

Tramite l’applicazione è possibile ottenere anche dati sul bambino. Che tipo di dati sono e come vengono utilizzati dal punto di vista medico?

I dati raccolti riguardano le capacità cognitive, sensoriali e motorie dei bambini. Monitorare questi parametri permette di seguire le performance dei giovani pazienti nel tempo in modo da evidenziare tempestivamente gli effetti negativi della terapia e permettere ai medici di reagire, adattando dove possibile la terapia stessa ai bisogni dei pazienti.

Ringraziamo Valentino Megale, a cui non possiamo che augurare buona fortuna per il proseguimento del loro progetto.

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Simone Catania

Classe 88, nato e cresciuto ai piedi dell’Etna, il cognome non mente. Non scrivo l’apostrofo invece dell’accento. Addomestico la punteggiatura per professione.

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