Il 1° giugno è stata pubblicata la direttiva sullo smart working nella Pubblica Amministrazione. Le nuove realtà di lavoro 4.0 trovano un riscontro legislativo grazie al lavoro congiunto della Ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia, della sottosegretaria Boschi e del ministro per gli Affari Regionali Enrico Costa.

La legge 7 agosto 2015, n. 124 all’articolo 14 introduce il “lavoro agile” nella Pubblica amministrazione per conciliare i tempi di vita e lavoro dei dipendenti. Tra le misure atte a essere introdotte: la fissazione di obiettivi per il telelavoro e la sperimentazione di nuove modalità spazio-temporali per raggiungere gli obiettivi lavorativi. Secondo il provvedimento, entro i prossimi tre anni, il 10% degli impiegati pubblici che ne faranno richiesta dovranno poter sperimentare lo smart working. Con l’introduzione di questa normativa s’intende sfruttare le nuove tecnologie digitali per permettere ai lavoratori una maggiore flessibilità, puntando sulla valutazione degli obiettivi di lavoro che verranno valutati anche in seno alle nuove misure organizzative spazio-temporali. La possibilità di usufruire del telelavoro non dovrà richiedere nuovi o maggiori oneri alla finanza pubblica e la normativa tiene conto anche del rischio di un uso improprio e di possibili rischi. Il dipendente che usufruisce del lavoro agile deve restare coinvolto nel contesto lavorativo e mantenere inalterate le opportunità di crescita e di carriera.

“Il lavoro agile – secondo la ministra Madia – è uno strumento importante di conciliazione vita-lavoro, ma non solo questo: è un’innovazione potente dell’organizzazione del lavoro che mette al centro la tecnologia. È una grande scommessa per cambiare la Pubblica amministrazione nell’ottica della qualità dei servizi resi al cittadino e nella logica dei risultati”.

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