Lo smart working è un nuovo modello organizzativo che modifica il rapporto fra dipendente e azienda. Si basa su una maggiore autonomia del singolo con modalità di lavoro “intelligenti” a fronte del raggiungimento degli obiettivi, senza il vincolo di spazi e limiti aziendali. Uno studio di IDC, commissionato da Dell Technologies e VMware, ha analizzato a livello europeo le strategie aziendali relative a tecnologia e forza-lavoro nel campo dello smart working. Quello che emerge è un quadro in cui anche l’Italia affronta questo cambiamento.

Smart working nelle aziende italiane

Le aziende italiane innovano e lo fanno anche nelle proprie politiche interne. Gli stili di lavoro si evolvono e le aziende italiane sembrano aver afferrato appieno il messaggio, lavorando per adattarsi di conseguenza ai cambiamenti dell’era digitale. Quello che emerge dalla ricerca di IDC commissionata da Dell Technologies e VMware, è un panorama in cui le aziende italiane si scoprono orientate a politiche di smart working. Secondo lo studio sono due i punti cardine che stanno rivoluzionando il modo di lavorare nelle aziende del nostro Paese:

Il 55,56% delle aziende italiane offre o sta pianificando di offrire ai propri dipendenti un orario di lavoro flessibile. I dipendenti hanno così una maggiore flessibilità nello scegliere quando iniziare e finire la propria giornata lavorativa.

Il 44,44% delle aziende italiane invece si sta concentrando sulla location. Un’azienda open space che permetta ai propri dipendenti di scegliere in modo flessibile dove lavorare con possibilità di home office. (Home Office: ostacolo alla produttività o risultati con meno stress?)

Eppure, solo per il 37,04% delle aziende italiane migliorare il rapporto vita privata-lavoro è uno degli obiettivi principali per i propri programmi di smart working. Si tratta di un dato sotto la media europea (quasi 40%) e piuttosto distante rispetto ad altri paesi come Spagna (53,57%), Germania (49,06%) e Inghilterra (47,46%). Le aziende del nostro Paese hanno invece molto più a cuore l’efficientamento dei costi (48,15%), rispetto a una media europea del 40,16%. Tra i problemi principali riscontrati dalle aziende italiane per l’adozione di progetti di smart working si segnalano timori legati ad aspetti come sicurezza, privacy e governance aziendale. Oltre il 46% delle imprese italiane ha iniziato ad adottare nuove policy di sicurezza per essere in linea con i nuovi stili di lavoro. Da un punto di vista europeo, la classifica sullo smart working nelle aziende è guidata dall’Inghilterra (64,41%), seguita dalla Germania (56,6%). All’ultimo posto la Polonia, con solo il 37% delle aziende impegnate a interpretare nuove dinamiche lavorative.

Obiettivo: flessibilità, mobilità e produttività

Le evidenze contenute nello studio di IDC dimostrano chiaramente come l’adattamento agli stili di lavoro del futuro sia ormai un tema centrale nelle strategie aziendali. Un numero crescente di imprese in Europa, infatti, si sta muovendo correttamente proprio in questa direzione”, ha commentato Marco Fanizzi, VP & GM Enterprise Sales di Dell Technologies. “In Italia, oltre il 45% delle imprese intervistate ha dichiarato di avere in programma un incremento degli investimenti relativi alla trasformazione del posto di lavoro nei prossimi 12 mesi. Eppure il cosiddetto futuro del workplace non deve mirare solamente a soddisfare le necessità delle aziende. Al centro, bisogna mettere le persone, chiamate a guidare nel concreto questa trasformazione”. “I giovani oggi sono molto più selettivi quando devono decidere il posto dove andare a lavorare”, ha commentato Filippo Ligresti, VP & GM Commercial Sales di Dell Technologies. “Le aziende sono chiamate a trasformare il proprio workplace per attrarre, trattenere e permettere ai migliori talenti di esprimersi al meglio. Le persone sono il cuore pulsante dell’attuale trasformazione digitale, che sta cambiando radicalmente il modo in cui in futuro verrà interpretato il lavoro e l’ufficio fisico. Tutte quelle iniziative che mirano a migliorare l’esperienza di lavoro attraverso maggior flessibilità, mobilità e produttività avranno un impatto significativo sulle performance e sul successo delle imprese”.

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Simone Catania

Classe 88, nato e cresciuto ai piedi dell’Etna, il cognome non mente. Non scrivo l’apostrofo invece dell’accento. Addomestico la punteggiatura per professione.

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