Rifiuti elettronici: il paradosso dell’era digitale

Non dovrebbe stupire il fatto che i rifiuti elettronici oggi sono diventati il flusso di rifiuti in più rapida crescita nel mondo. Secondo un gruppo di esperti dell’UNU, il braccio accademico delle Nazioni Unite che si impegna in ricerca a livello sociale, nel 2016 la popolazione mondiale ha generato 44,7 milioni di tonnellate (Mt) di rifiuti elettronici. Per dare un’idea, l’Università delle Nazioni Unite confronta questa impressionante quantità con 4.500 torri Eiffel, ovvero 1,23 milioni di camion da 18 tonnellate completamente carichi, sufficienti a formare una linea di 28.160 km, la stessa distanza tra New York e Bang Kong, andata e ritorno.

Cosa sono i rifiuti elettronici?

Con il termine rifiuti elettronici, conosciuti anche con l’acronimo RAEE “rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche”, si indicano quei prodotti elettronici a batteria o collegati tramite una presa che si avvicinano alla fine della loro “vita utile”. I prodotti che entrano a far parte dell’elenco dei rifiuti elettronici sono comunemente televisori, monitor, computer, tastiere, piccoli server, stampanti, scanner, tablet, telefoni cellulari, fax, console per videogiochi, cavi, lettori MP3, VCR, DVD e DVR. Quello che è chiaro ad oggi, è che i rifiuti elettronici vengono smaltiti in modo inadeguato, rappresentando un grave danno per il nostro ecosistema.

Rifiuti elettronici smaltiti male

Molti prodotti elettronici contengono metalli preziosi come mercurio, piombo, litio, oro, argento, rame e altri materiali di alto valore. Allo stesso tempo questi materiali sono anche molto pericolosi e rischiano di contaminare l’ecosistema se attraversano il normale processo di incenerimento dei rifiuti gettati nelle discariche. Gli Stati Uniti sono stati identificati come la nazione con la più alta produzione di rifiuti elettronici. Secondo il New York Time Magazine gli Stati Uniti d’America sono l’unico paese sviluppato che non ha ratificato la convenzione di Basilea sui rifiuti pericolosi. Inoltre, negli Stati Uniti non è in vigore una legge nazionale per la gestione dei rifiuti elettronici. La maggior parte dei rifiuti elettronici degli USA viene esportata in paesi sottosviluppati, dove di solito sono gestiti in modo improprio generando ingenti danni alle persone che vivono in quei luoghi e all’ambiente. A confronto l’Unione europea ha leggi molto severe per lo smaltimento dei rifiuti elettronici che proibiscono l’esportazione verso i paesi in via di sviluppo e costringono i produttori dei dispositivi a contribuire al finanziamento del riciclaggio. Il tasso di riciclaggio di beni elettronici in Europa è del 35% rispetto al 20% degli USA.

Il paradosso del riciclaggio dei rifiuti elettronici

I metalli preziosi presenti negli articoli elettronici, come mercurio, piombo, cadmio e ritardanti di fiamma bromurati, devono essere accuratamente estratti e smaltiti come rifiuti pericoli. Purtroppo eseguire questo processo in modo corretto diventa complicato e costoso. Chi si occupa di selezionare le operazioni di riciclaggio non di rado opta per le pratiche di gestione illegale per i propri vantaggi economici. Esportando i rifiuti in paesi sottosviluppati dove sono presenti leggi meno rigorose sulla tutela dell’ambiente e sulla protezione del lavoro. Invece di usare trituratori e uniformi hi-tech, i lavoratori del reparto di riciclaggio non etico distruggono e schiacciano i dispositivi elettronici per accedere ai materiali di alto valore menzionati rilasciando nell’aria e poi nel terreno elementi inquinanti. Il resto dei rifiuti elettronici non recuperabile viene spesso bruciato in pozzi aperti: una contaminazione tossica per l’ambiente, i lavoratori e i residenti della zona. In zone in cui vengono bruciati i rifiuti tossici, la contaminazione chimica ha raggiunto fiumi e persino materiali come il piombo sono stati rilevati nel sangue di abitanti della zona. “I Paesi industrializzati stanno trattando il resto del mondo come un’enorme discarica dei rifiuti elettronici”, Jim Puckett, direttore esecutivo del Basel Action Network.

5 motivi per riciclare correttamente i rifiuti elettronici

I dispositivi elettronici fanno ormai parte della nostra vita quotidiana e sono oggetti di uso comune. Questa situazione rende necessario uno smaltimento di tali rifiuti in modo sostenibile.

Proteggere la salute pubblica e l’ambiente

I rifiuti elettronici gettati in discariche inadeguate mettono in grave pericolo l’ambiente esponendolo a tossine nocive.

Preservare risorse naturali

Il corretto riciclaggio dei rifiuti elettronici consente di recuperare materiali preziosi che possono essere riutilizzati per diventare nuovi prodotti.  Così facendo si risparmia energia, si riduce il tasso di inquinamento, gas serra non dovendo estrarre nuovamente dalla terra i materiali necessari.

Creare posti di lavoro

Con l’aumentare della consapevolezza e, quindi, della richiesta di riciclaggio di articoli elettronici, saranno necessari nuovi impianti di gestione a norma di legge che creeranno un nuovo indotto lavorativo e quindi nuovi posti di lavoro.

Risparmiare spazio nelle discariche

Le discariche sono già colme. Creando stazioni apposite per il riciclaggio dei dispositivi elettronici le discariche posso ottenere maggiore spazio disponibile.

Aiutare gli altri

È possibile donare i proprio dispositivi elettronici usati, ad esempio, a membri meno fortunati della propria comunità. In questo modo invece di finire in discarica un dispositivo ancora funzionante può essere utilizzato da un’altra persona.

In un’epoca in cui i rifiuti elettronici sono i rifiuti pericolosi più commercializzati a livello mondiale, siamo in uno stato d’emergenza con la necessità di una maggiore consapevolezza del dovuto riciclaggio, standard globali più severi e dell’impegno di ciascun individuo a raggiungere un’economia circolare verde.

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Stephanie Ospina

Amo appassionare i lettori tramite lo storytelling. Come redattrice online voglio aiutare le aziende a conoscere e sfruttare le possibilità offerte dalla trasformazione digitale.

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