Intervista a Linda Serra, fondatrice di Work Wide Women

Fondatrice di Girl Geek Dinners Bologna, inizialmente gruppo tutto al femminile per appassionate di Internet e New Media, Linda Serra diventa presidente di un’associazione volta all’emancipazione femminile sia professionale che personale tramite gli strumenti digitali. È grazie a questa esperienza e all’organizzazione di eventi di richiamo locale e nazionale che viene contattata dall’Ambasciata degli Stati Uniti con cui collabora a tutt’oggi per partecipare al progetto Women in Technology. Oggi è anche CEO e Presidente di Work Wide Women, piattaforma che intende promuovere l’empowerment femminile attraverso il sapere tecnologico/digitale.

A quali esigenze rispondono Girl Geek Dinners e poi Work Wide Women?

L’obiettivo di Work Wide Women e, ancora prima, dell’Associazione di promozione culturale Girl Geek Dinners Bologna, era ed è tuttora quello di creare opportunità per le donne che desiderano affermarsi in ambiti di studio e professionali a forte presenza maschile. Girl Geek Dinners Bologna si è occupata di iniziative di formazione per promuovere l’alfabetizzazione digitale e a combattere il digital divide, per promuovere l’inclusione digitale e utilizzare Internet come strumento di emancipazione per le donne. Negli anni abbiamo organizzato eventi, riunioni e conferenze per cercare di coinvolgere le donne con la tecnologia e nuovi media. Work Wide Women lavora a fianco delle donne e delle aziende per facilitare un ambiente di lavoro inclusivo affinché le opportunità siano poste per tutti sullo stesso piano, in ottica di inclusione.

Com’è composto il quadro dell’imprenditoria femminile in Italia?

Il numero delle donne imprenditrici è in aumento e questo è un dato che mi rende molto felice e speranzosa, ma non solo: anche il numero delle Angel Investor è in aumento e questo circolo virtuoso parte probabilmente dall’incremento degli studi delle materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) da parte delle ragazze, incentivato dalle scuole. Tuttavia non va dimenticato che, nonostante la situazione stia via via migliorando, il numero delle donne nei settori a predominanza maschile, come ad esempio l’ICT ma anche la finanza, sia ancora esiguo.

Donne e tecnologia è un binomio funzionante in Italia?

Certamente! Tutte le diversità portano sempre valore aggiunto, in ogni campo: le donne possiedono caratteristiche innate che, sommate alle proprie competenze, offrono alle aziende una visione diversa rispetto a quella maschile e tutto questo funziona soprattutto nel settore ICT, pensiamo soltanto all’esempio delle sviluppatrici di videogames.

In quali settori tech/digitale sembrano rispondere maggiormente le donne?

Per quanto riguarda il digitale tutto ciò che riguarda la comunicazione, mentre nel tech sicuramente lo sviluppo software, ma anche videogames e stampa 3D; tuttavia non si può parlare di una categoria in particolare: se le ragazze che si avvicinano alla scelta del proprio percorso di studi riescono ad assecondare la propria predisposizione senza cedere alle pressioni e convenzioni sociali che “obbligano” le donne a non intraprendere studi e carriere “da uomini”, non esistono specializzazioni del settore a cui non possano aspirare.

Nel corso della tua vita hai avuto modo di confrontarti con la scena imprenditoriale femminile negli USA. Cosa ha l’Italia da imparare dalla patria della Silicon Valley?

In generale l’Italia deve imparare ad accendere reali opportunità nel campo dell’imprenditoria e del lavoro. Si parla tanto di innovazione, misure innovative e fondi per le nuove imprese, ma la realtà è che è tutto molto lento, difficile e poco accessibile. Quando sei all’inizio di un progetto imprenditoriale innovativo la velocità è tutto: purtroppo nel nostro paese se corri troppo veloce rimbalzi sui muri di gomma.

 

Linda e il team di Work Wide Women saranno presenti al SMDAYIT con workshop su Google Tag Manager, Machine Learning e Google Analytics. Per partecipare all’evento a prezzo scontato clicca qui.

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Simone Catania

Classe 88, nato e cresciuto ai piedi dell’Etna, il cognome non mente. Non scrivo l’apostrofo invece dell’accento. Addomestico la punteggiatura per professione.

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