Pirateria informatica: il ransomware delle cose minaccia anche nel 2017

Violare un dispositivo o dei dati informatici e chiedere il pagamento di un riscatto che permetta ai loro legittimi proprietari di tornarne in possesso. In un mondo dove tutti gli apparecchi sono interconnessi e comunicano tra loro e dove ogni dato viene archiviato su piattaforme cloud, sembrerebbe essere questa la nuova frontiera della pirateria informatica.

Secondo uno studio ESET “Tendenze 2017: sicurezza a rischio riscatto” il ransomware delle cose (o Rot), come viene chiamato questo tipo di atti di pirateria informatica, si è affermato per tutto il 2016 come una seria minaccia sia per gli utenti privati che per le aziende. Come riportato anche da www.bitmat.it, l’Italia può essere presa come Paese esempio di questo trend: le “infezioni” registrate nell’arco dello scorso anno hanno toccato infatti picchi del 40% a marzo, per quanto riguarda i Nemucod e del 35% a dicembre, per gli ScriptAttachment.

Il 2016 ha anche visto il diffondersi di un gran numero di software non propriamente prodotti con intento di generare pericolo, ma che in qualche modo potrebbero a loro volta dare vita ad altri software indesiderati o a comportamenti anomali del dispositivo colpito, avviando ad esempio attività non richieste esplicitamente dall’utente: stiamo parlando in questo caso di software come i trojan bancari e i grayware.

Per non cadere quindi nelle trappole dei criminali informatici è assolutamente e sempre più necessario per le aziende documentarsi su vecchi e nuovi tipi di rischi alla sicurezza delle proprie reti e dei propri dati. Bisogna inoltre dotarsi delle misure idonee, a partire dall’utilizzo del web con prudenza, dotandosi sempre di un adeguato software di sicurezza informatica. È altresì importante non sottovalutare l’importanza della scelta di dispositivi accuratamente protetti per l’accesso a Internet dall’ufficio e, in generale in azienda.

Nello stesso articolo di bitmat.it, si legge che, per quanto riguarda la sicurezza dei router, un buon 15% di questi dispositivi adottano password facilmente prevedibili, ad altissimo grado di vulnerabilità, come ad esempio le classiche diciture “admin” o “user”.

Se è vero che il pericolo viene dall’esterno e che la rete pullula di minacce, è altrettanto vero che spesso è sufficiente un po’ di attenzione e informazione per prevenirlo.

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