Lo scorso 11 agosto 2016 è entrata in vigore in Italia la legge che obbliga tutte le aziende pubbliche a produrre solo documenti in formato digitale. La digitalizzazione della PA rappresenta una vera e propria rivoluzione in Italia, non solo per chi deve necessariamente adeguarsi rivedendo spesso completamente i processi di lavoro, bensì in seconda battuta anche per le PMI, che presumibilmente ne trarranno a loro volta vantaggi, nel breve e lungo termine.

Si tratta di un adeguamento complesso, sancito appunto da una normativa, che riguarda tutte le realtà pubbliche (dai Ministeri ai comuni, dalle regioni alle università, passando anche per scuole, Camere di Commercio e aziende sanitarie) nonché, tutte le società partecipate dalle pubbliche amministrazioni e inserite quindi nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione.

La nuova legge può essere letta come una concreta opportunità – da un lato – per le aziende pubbliche di innovarsi e di abbattere alcuni costi, grazie a una migliore e più efficiente gestione dei documenti e delle informazioni aziendali e di conseguenza – dall’altro – per le aziende private di qualunque dimensione, ma in particolar modo per le piccole. Questo perché una PA digitalizzata significherà a breve, presumibilmente, tempi burocratici più corti, burocrazia più snella nel rilascio di permessi e autorizzazioni o nello sblocco di pagamenti e molto altro.

Un cambiamento così strutturale per la PA dovrà necessariamente spingere a una modernizzazione dei processi anche aziende che fino a ieri, avendo a che fare ogni giorno con una burocrazia ancora “all’antica”, hanno potuto permettersi il lusso di non staccarsi dall’amata o famigerata carta. Ecco perché a salire sul treno della trasformazione digitale saranno presto tutte – ma proprio tutte – le imprese, pena la perdita di competitività sui rispettivi mercati.

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